
ANSIA: COS’È E COME SI SUPERA
Spesso si sente dire “io soffro d’ansia”, “ho un attacco d’ansia” ed in effetti, è il secondo disturbo dopo la depressione di cui soffre la popolazione in un rapporto di 2:1 tra il genere femminile e maschile.
Cercheremo pertanto di capire con questo articolo che cos’è l’ansia e come è possibile superarla, partendo dalla definizione e dai sintomi solitamente percepiti da chi ne soffre.
È frequente che l’ansia venga confusa con altri disturbi. “Ansia”, infatti, è anche un termine molto abusato e che spesso viene scambiato con la paura; allora, cerchiamo di capirne la differenza.
ANSIA E PAURA: ECCO LA DIFFERENZA
Ansia e paura vengono spesso confuse tra di loro, ma allora qual è la differenza? Come possiamo capire se le sensazioni che stiamo sperimentando sono da ascriversi alla paura o ad un attacco di ansia?
Come la paura, l’ansia è un’emozione che si manifesta con sensazioni di minaccia, tensione, aumento della pressione sanguigna e preoccupazione.
La differenza è che la paura si sviluppa immediatamente di fronte ad un pericolo reale o ritenuto tale, mentre l’ansia si sviluppa con preoccupazione eccessiva e pensieri ricorrenti non connessi ad uno stimolo specifico, perciò legati ad un evento immaginato negativo nel futuro.
Come la paura è funzionale nelle situazioni di attacco-fuga, cove bisogna agire immediatamente, così una certa quota d’ansia è altrettanto funzionale per prevenire minacce future.
Ad esempio, uno studente con una quota d’ansia, rispetto ad un’interrogazione sarà portato ad impegnarsi nello studio, risultando più prestante rispetto ad un altro che sminuisce la stessa situazione.
ECCO PERCHÉ L’ANSIA INFLUISCE SULLE NOSTRE PRESTAZIONI
Questo stato mette la persona in condizioni di disperdere tante energie mentali dovute al rimuginio sulla preoccupazione immaginata, che si riflette anche fisicamente ad esempio con un dimagrimento eccessivo; come a dire “i pensieri consumano la persona”.
Inoltre si determina una diminuzione di concentrazione per le altre attività, proprio perché la mente è presa esclusivamente dalla preoccupazione predominante, tachicardia, sudorazione, sensazione di “avere la testa vuota”, tremolii, sensazione di soffocamento, parestesie, paura di impazzire e di morire.
LE SETTE CLASSIFICAZIONI DEI DISTURBI D’ANSIA
I disturbi d’ansia classificati nel DSM 5 sono:
- Disturbo d’ansia di separazione
- Mutismo elettivo
- Fobia specifica
- Fobia sociale
- Disturbo di panico
- Agorafobia
- Disturbo d’ansia generalizzata
- Disturbo d’ansia indotto da sostanze/farmaci
- Disturbo d’ansia dovuto ad un’altra condizione medica
- Disturbo d’ansia con altra specificazione
- Disturbo d’ansia senza specificazione
ANSIA: ECCO COSA FARE PER ALLONTANARLA
Per allontanare l’ansia bisogna innanzitutto respirare profondamente e concentrarsi sul corpo invece che sul pensiero; solo successivamente si potrà affrontare la questione che ci preoccupa.
3 consigli per superare un attacco d’ansia:
1) Favorire il camminare o l’attività fisica che consente di scaricare la tensione e concentrarsi sul corpo.
2) Spiegare che non ci è possibile fornire consigli durante la crisi d’ansia, ma che si aiuterà la persona a risolvere il problema appena ristabilita la calma.
3) Non cercare di minimizzare l’ansia, perché la persona non si sentirebbe accolta nel suo dolore.
ANCHE TU SOFFRI DI ANSIA? ALLORA SEI IN BUONA COMPAGNIA
Secondo le indagini più recenti, effettuate dalle società di psicoterapia, in Italia soffrono di ansia ben 17 milioni di persone.
Si tratta di un malessere indefinito che si insinua nella mente e nel corpo con pensieri minacciosi che premoniscono l’avvento di una catastrofe. Ovviamente il continuo rimuginare aumenta la paura e i problemi, causando un blocco delle attività.
L’autore del saggio Sette mosse per liberarsi dall’ansia Robert L.Leahy, scrive come cambiare atteggiamento.
- Non seguire i consigli
Quando si è ansiose o preoccupate, tutti ci dicono: “Cerca di essere positivo; non c’è niente di cui preoccuparsi; vedrai, andrà tutto bene; devi avere fiducia in te; cerca di non pensarci; smetti di preoccuparti…” – tutte frasi che anziché diminuire l’ansia, la amplificano.
In teoria si tratta di suggerimenti utili, ma in pratica vengono percepiti come imperativi categorici, con il risultato di farci sentire in colpa e indurci a non parlare più, creando aumento dell’angoscia e isolamento.
- Stila una classifica delle tue preoccupazioni
– Fare una classifica delle preoccupazioni e identificarne una realistica su cui agire in breve tempo.
– Passare rapidamente dal preoccuparsi per quel problema alla ricerca di una soluzione.
Sarebbe importante annotare in un’agenda i segnali dell’ansia (sensazioni, percezioni, pensieri, vissuti) per poterli anticipare e prevenirli.
Dopo qualche settimana, con il diario l’autore suggerisce di:
– identificare le distorsioni nel modo di pensare, come ad esempio il vedere tutto nero e la paura di non farcela;
– stabilire quali probabilità ha di verificarsi l’evento di cui vi preoccupate;
– pensare al risultato peggiore, a quello più probabile e al migliore possibile;
– elencare le prove che possa accadere qualcosa di terribile;
– provare a immaginare quali consigli dareste a un amico con le vostre stesse preoccupazioni;
– dimostrare a voi stessi che non si tratta di un vero problema.
Non tutti si preoccupano delle stesse cose. C’è chi ha paura di non riuscire a tenere il controllo di tutto, perché si è troppo responsabili e chi invece ha paura di essere abbandonato e tende a dipendere dagli altri. Nel primo caso bisogna capire che la perfezione non esiste e che si è giusti così come si è anche se si commette qualche errore o si lascia qualcosa in sospeso.
Nel secondo caso bisogna lavorare sulla paura dell’abbandono e del rifiuto, imparando a reagire alla frustrazione, considerandola una sfida.
“A volte una delle conseguenze di un fallimento può essere anche un senso di completa solitudine – sostiene Leahy. Si è portati a pensare cioè di essere gli unici ad avere fallito in un determinato ambito. Il fallimento diventa personale, non universale. Si pensa di essere qualitativamente diversi e inferiori agli altri; ci sembra che gli altri invece abbiano successo in tutto quello che fanno”.
Ebbene, non è così.
Un’altra cosa che dovremmo fare e che spesso non siamo allenati a fare è vivere ed usare le nostre emozioni anziché combatterle con la razionalità. In questo può essere utile un percorso psicoterapeutico in cui riconoscere le nostre emozioni e i nostri vissuti per poterli utilizzare nella conoscenza di noi stessi.
Dott.ssa Ornella Mazzoni – Psicologo Psicoterapeuta
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